17 Marzo 2026
CS – Il passaggio generazionale nelle aziende della Brianza? Non è più “automatico” come una volta
Circa l’80% delle imprese non ha ancora avviato il ricambio, ma guidare la realtà che porta il proprio nome richiede più riflessioni che in passato. Il rapporto di Fondazione Costruiamo il Futuro e Censis mostra come le successioni debbano fare i conti oggi con nuove complessità. (clicca qui per il documento)Elisa Mattavelli, vicepresidente Fondazione Costruiamo il Futuro: la continuità familiare resta un riferimento centrale, anche se non è più un obiettivo in sé. Giorgio De Rita, segretario generale Censis: da questi momenti anche opportunità per avviare processi di innovazione
Lecco, 16 marzo 2026 - Guidare l’azienda di famiglia? Per le nuove generazioni non sembra più essere una scelta “automatica” come spesso avveniva in passato. Il rapporto Dall’impresa familiare alla famiglia imprenditoriale, realizzato dalla Fondazione Costruiamo il Futuro e dal Censis, ha provato a mappare alcune questioni centrali legate ai nuovi passaggi generazionali all’interno delle realtà della cosiddetta Grande Brianza, che comprende comuni delle province di Lecco, Monza e Brianza e Como.
E si tratta di un tema particolarmente attuale se si considera che, per quanto riguarda la provincia di Lecco, il 74,1% delle aziende non ha ancora avviato alcuna forma di ricambio. Una quota ancora più elevata emerge a Monza e Brianza (81,8%) e Como (80,1%).
PASSAGGIO GENERAZIONALE E MANTENIMENTO DEL CONTROLLO FAMILIARE
Gli ultimi dati disponibili sul Censimento permanente delle imprese, elaborati dal Censis, mettono in luce anche un altro aspetto che aiuta a inquadrare lo scenario. A Monza e Brianza le imprese che hanno già effettuato il passaggio generazionale lo hanno fatto nel 97,6% dei casi per mantenere (72,1%) o rafforzare (25,5%) il controllo familiare.
A Lecco il quadro è simile: il 96,4% dei passaggi avviene all’interno della famiglia, con una netta prevalenza (79,5%) di casi in cui il cambio generazionale serve a mantenere stabile il ruolo dei proprietari originari, rispetto al rafforzamento (16,9%).
Leggermente diversa la situazione a Como, dove la quota complessiva di imprese che restano in ambito familiare scende al 92,7%. In quest’ultimo territorio, nel 63,5% dei casi il passaggio è stato fatto per mantenere il controllo e nel 29,2% per rafforzarlo.
Minoritari, dunque, i casi di imprese che hanno effettuato il passaggio generazionale per una riduzione o per la perdita totale del controllo da parte della famiglia proprietaria.
IMPRENDITORI OGGI PIÙ ESPOSTI AI RISCHI DI IMPRESA
Come emerge dalle interviste effettuate nel rapporto, oggi le generazioni più giovani rilevano però la presenza di un maggiore rischio di impresa rispetto a qualche decennio fa. Questa incertezza e la consapevolezza della necessità di una intensa dedizione per farvi fronte, richiamano alla loro mente la figura dell’imprenditore come un soggetto particolarmente “esposto”, chiamato ad assumersi costantemente responsabilità rilevanti in condizioni di maggior complessità e instabilità.
Attenzione, questa consapevolezza non si traduce necessariamente in un rifiuto del progetto imprenditoriale in sé, ma piuttosto in una riflessione più approfondita sul peso e sulla sostenibilità personale della responsabilità che comporta, che viene percepita come totalizzante. Una situazione che si colloca all’interno di una tendenza più ampia: la continuità nell’impresa di famiglia è sempre meno interpretata come sbocco “tipico” e sempre più come una possibilità, tra le altre.
In questo scenario, la nuova generazione descrive un rapporto più selettivo con l’impresa familiare: la partecipazione e l’eventuale assunzione di ruoli di leadership non sono più pensate, quindi, come passaggi lineari o automatici, ma come esiti di un processo di valutazione che coinvolge le aspettative sul ruolo e, soprattutto, sul senso attribuito al proprio coinvolgimento.
ELISA MATTAVELLI: NECESSARIE NUOVE CAPACITÀ DI ADATTAMENTO
«Come viene mostrato nel rapporto – sottolinea Elisa Mattavelli, vicepresidente della Fondazione Costruiamo il Futuro –, i comuni della grande Brianza ospitano ben 139mila sedi d’impresa e gli addetti sono oltre mezzo milione. Un numero davvero significativo. Non bisogna dimenticare che dietro ogni laboratorio, ogni azienda manifatturiera o bottega, c’è quasi sempre una storia familiare che a un certo punto deve decidere se, e come, continuare il suo percorso. Questa ricerca restituisce l’immagine di un sistema imprenditoriale in cui la continuità familiare, con i suoi valori, resta un riferimento centrale, ma non viene considerata come obiettivo in sé perché sempre più attraversata da processi di trasformazione che richiedono nuove capacità di adattamento e scelte strategiche ancora più consapevoli».
«NON BASTA PIÙ IL COGNOME», SERVONO COMPETENZE ADEGUATE
Nella prospettiva emersa dalla ricerca, c’è poi da considerare che l’ingresso delle nuove generazioni nella gestione è inoltre subordinato alla disponibilità di competenze adeguate e alla capacità di sostenere ruoli complessi in un’organizzazione ormai strutturata. «Non basta più il cognome» è una frase che, seppur espressa in modalità riverse, torna spesso nelle interviste realizzate.
La guida di un’impresa internazionalizzata oggi richiede, d’altra parte, professionalità specifiche, che possono essere presenti nella famiglia, ma anche all’esterno. Se «una volta, con un po’ di buona volontà, sbarcavi il lunario, oggi è diverso. I problemi da gestire sono tanti, complessi e devi avere una professionalità di un certo tipo», è la considerazione di un imprenditore intervistato. Da qui la scelta di ricorrere a figure manageriali non familiari anche per ruoli apicali, qualora all’interno della famiglia non vi siano profili pronti o adeguati.
GIORGIO DE RITA: PASSAGGIO GENERAZIONALE IN BRIANZA PARADIGMATICO DELLA REALTÀ LOMBARDA
«La direzione che sta prendendo il passaggio generazionale in Brianza è paradigmatica della realtà economica lombarda e italiana, così come dimostrano i risultati di questo Rapporto – afferma Giorgio De Rita, segretario generale del Censis –. L’intreccio quasi sempre positivo fra impresa familiare ed evoluzione economica e sociale di un territorio trova nel passaggio generazionale l’opportunità di avviare processi di innovazione, di cambiamento organizzativo, di riposizionamento sui mercati che consolidano il ruolo dell’impresa nel territorio e ampliano la scala delle possibili ricadute sulla comunità locale. Se il passaggio generazionale non si risolve in un conflitto fra generazioni, ma si incanala all’interno di un percorso di continuità aziendale orientato alla crescita, la presa in carico della nuova dirigenza determinerà un rafforzamento dei fattori di sviluppo propri dell’azienda, come le competenze disponibili, le relazioni con il personale, la rete di interessi collegata all’attività imprenditoriale».
CONTINUITÀ DEI VALORI FAMILIARI E DISCONTINUITÀ NEGLI ASSETTI DI GOVERNO
La successione viene così riletta come un equilibrio da costruire tra continuità dei valori familiari e possibile discontinuità negli assetti di governo. Se da un lato si afferma la centralità della famiglia come garante della visione e dell’identità dell’impresa, dall’altro viene riconosciuta la necessità di avere il coraggio di andare oltre le logiche di appartenenza, distinguendo con chiarezza tra il ruolo di socio e quello di manager.
In questo senso, la successione familiare non è intesa come una mera trasmissione generazionale, ma come un processo intenzionale di organizzazione della proprietà e della gestione, orientato prioritariamente alla continuità dell’impresa e del suo progetto nel tempo.
--------------
Per realizzare il rapporto sono state condotte, tra giugno e ottobre 2025, complessivamente 25 interviste: 16 rivolte ai vertici di imprese con sede in Brianza e nove a rappresentanti delle istituzioni locali, nonché delle principali organizzazioni imprenditoriali e sindacali del territorio.
L’insieme dei soggetti intervistati comprende imprese appartenenti a diversi ambiti del tessuto produttivo brianzolo, riconducibili alla manifattura, al commercio all’ingrosso e al dettaglio, ai servizi e alle costruzioni. Dal punto di vista dimensionale, il campione risulta eterogeneo, includendo microimprese con meno di 10 addetti, piccole imprese con un numero di dipendenti tra i 10 e i 50, una componente significativa di imprese di dimensione media (tra 50 e 250 addetti) e alcuni casi di grandi imprese, con oltre 250 addetti, tra cui una realtà con più di mille dipendenti.
Hanno preso parte allo studio: Bric’s S.p.a., Coseva Società Cooperativa, Del Curto S.r.l., Emme Esse M.S. S.r.l., IMR Industrialsud S.p.a., Lamp S.r.l., Machiavelli S.r.l., Maxi Sport S.p.a., Peregolibri S.a.s., Sangalli S.p.a., Sangiorgio S.r.l., Vicsam Sistemi S.r.l.. Assolombarda - Gruppo Giovani Imprenditori, CGIL Lecco, CISL Monza Brianza e Lecco, Regione Lombardia - Unità organizzativa “Competitività e Sostenibilità di imprese, Ecosistemi e Filiere e Rapporti Istituzionali”, Compagnia delle Opere - Lecco e Sondrio, Compagnia delle Opere - Monza Brianza, Confcommercio Lecco, Confcommercio - Gruppo Giovani Imprenditori, Politecnico di Milano.
x
